L’intelligenza artificiale può tradurre un contratto, ma può davvero comprenderlo? Quando si parla di traduzione giuridica e intelligenza artificiale, il dibattito si divide spesso tra entusiasmi e diffidenze. Da una parte chi la considera ormai in grado di sostituire il lavoro umano; dall’altra chi la guarda con sospetto, evidenziandone limiti e rischi. La mia esperienza mi porta a una conclusione diversa. L’intelligenza artificiale è uno strumento straordinario. Se guidata con istruzioni precise, può produrre traduzioni sorprendentemente accurate, accelerare alcune fasi del lavoro e offrire un valido supporto nella ricerca terminologica. Ma una traduzione giuridica non si esaurisce nella correttezza linguistica di un testo. La domanda da porsi non è se l’intelligenza artificiale sappia tradurre, ma se può davvero comprendere il contesto giuridico in cui quel testo dovrà produrre i suoi effetti.
L’intelligenza artificiale traduce le parole, il diritto interpreta le conseguenze
Immaginiamo due contratti perfettamente identici. Uno dovrà essere firmato da una società di Londra, l’altro da un’impresa di New York. Dal punto di vista linguistico potrebbero sembrare lo stesso documento, ma dal punto di vista giuridico non lo sono affatto. L’inglese giuridico non è una lingua uniforme, bensì l’espressione di ordinamenti diversi, ciascuno con la propria evoluzione storica, la propria giurisprudenza e le proprie consuetudini.
Un termine come consideration, ad esempio, rappresenta uno dei pilastri del diritto contrattuale anglosassone. È il requisito che rende valido un contratto secondo la common law, ma non possiede un equivalente diretto nel diritto italiano. Tradurlo letteralmente significherebbe impoverirne il significato; eliminarlo, invece, potrebbe alterare la funzione stessa del documento. Una buona revisione traduzione giuridica non consiste nel trovare la parola “più simile”, ma nel comprendere il ruolo che quella parola svolge all’interno dell’ordinamento giuridico di riferimento.
Traduzione giuridica e intelligenza artificiale: ogni ordinamento parla una lingua diversa, anche quando la lingua è la stessa
Spesso si parla genericamente di “inglese giuridico”, come se esistesse un unico modello. In realtà esistono tanti inglesi giuridici quanti sono gli ordinamenti che li utilizzano. Un contratto destinato al Regno Unito non segue necessariamente le stesse convenzioni linguistiche di un contratto redatto per gli Stati Uniti, l’Australia, Singapore o l’Irlanda. Le formule cambiano, la terminologia cambia e talvolta cambia perfino il modo di costruire un ragionamento giuridico.
È qui che emerge il limite di qualsiasi traduzione automatica: la capacità di generare un testo corretto non coincide con la capacità di comprendere il sistema normativo nel quale quel testo dovrà vivere.
Traduzione giuridica e intelligenza artificiale: la vera competenza è sapere quando dubitare
Esiste una differenza fondamentale tra un modello linguistico e un professionista della traduzione giuridica. L’intelligenza artificiale cerca la soluzione più probabile, mentre chi si occupa di traduzione giuridica, invece, cerca innanzitutto le possibili eccezioni. Si domanda se quella clausola abbia lo stesso valore nell’ordinamento di destinazione, verifica la terminologia nei testi normativi, confronta formulari, sentenze, contratti paralleli e consulta fonti istituzionali.
In altre parole, esercita il dubbio come metodo di lavoro. È proprio questo atteggiamento che mi ricorda la celebre riflessione di Umberto Eco sull’uomo colto: non chi sa tutto, ma chi sa dove cercare ciò che non sa. La qualità di una traduzione giuridica nasce spesso da questa capacità di fermarsi prima di scegliere una parola apparentemente corretta.
Traduzione giuridica e intelligenza artificiale: anche la reputazione si costruisce attraverso le parole
C’è poi un aspetto che raramente viene considerato quando si parla di traduzione giuridica e intelligenza artificiale. Una traduzione tecnico-giuridica non comunica soltanto informazioni, ma anche il modo in cui un’azienda, uno studio legale o una società di consulenza presidiano la qualità del proprio lavoro.
Una terminologia incoerente, una clausola costruita con formule innaturali, un riferimento normativo impreciso sono dettagli che, pur senza compromettere necessariamente la comprensione del testo, possono trasmettere un messaggio implicito: superficialità, approssimazione, scarsa cura. Nel diritto la forma non è quasi mai soltanto forma, ma parte integrante dell’autorevolezza.
Tra intelligenza artificiale e responsabilità professionale
Non credo che il futuro della traduzione giuridica e intelligenza artificiale consista nello scegliere tra intelligenza artificiale e competenza umana. Credo, piuttosto, nella loro integrazione. L’intelligenza artificiale continuerà a evolversi e continuerò a utilizzarla ogni volta che potrà migliorare il mio lavoro. Ma c’è una domanda che nessun algoritmo può ancora porsi: questa è davvero la parola giusta per questo ordinamento, in questo contesto, con queste conseguenze?
È una domanda fatta di metodo, di esperienza, di cultura giuridica, di responsabilità ed è proprio lì che, ancora oggi, comincia il mio lavoro.
Se vuoi approfondire scrivimi su [email protected].
Caterina Cutrupi | Lex in Translation

